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Posts Tagged ‘splatter’

ZOMBIES OF MASS DESTRUCTION

mer ,18/08/2010

Zombies of Mass Destruction è l’ennesima commedia horror dedicata agli zombi. E onestamente vale proprio la pena guardarlo. Motivo uno: è divertente. Motivo due: non è così stupido come si potrebbe pensare. Motivo tre: (prendete le mie parole con la dovuta distanza…) mette in scena una metafora sul razzismo e sulla sfiducia verso il prossimo che probabilmente ancora mancava nei film dedicati ai morti viventi…

Una sperduta provincia americana, un paesello perfetto, dove i diversi (omosessuali e arabi) non sono ben visti. E pure le donne che voglino fare politica…
E infatti quando improvvisamente un virus trasforma quasi l’intera popolazione locale in zombies, toccherà proprio agli omosessuali e a una ragazza iraniana, combattere per sopravvivere.

ZOMBIES OF MASS DESTRUCTION COVER

Il film diretto da Kevin Hamedani nel 2009, e presentato al horrorfestival “8 film to die for”, edizione 2010 è divertente e pieno di scene splatter. La metafora politico-sociale è chiaramente affrontata con leggerezza e assoluta consapevolezza di non poter andare a fondo su un tema vasto e delicato come questo. Però funziona, diverte e fa riflettere quanto basta. Il regista è alla sua prima opera. Il film ha un impianto classico, con lo sviluppo della storia lineare e una regia convenzionale senza particolari virtuosismi o scelte estetiche particolari. La fotografia è naturale, ottima sia nelle scene diurne che in quelle in notturna. Effeti speciali ben gestiti e molto forti.

Guardatelo!!!

BAD BLOOD THE HUNGER

gio ,11/03/2010

Eccoci! volete realizzare un film horror? avete qualche soldo in più piuttosto che in meno? avete scarsi mezzi? poche idee? attori dilettanti? però improvvisamente vi si presenta davanti un attore o un attrice dal glorioso passato, un pò attempato ma sempre in grado di reggere lo schermo? bene……guardate questo film e poi fate il vostro. Sarà la dimostrazione che se vogliamo possiamo realizzare qualsiasi cosa..

Questa pellicola diretta da Conrad Janis, nel 2009, è la seconda che il nostro simpatico regista nonchè attore protagonista, dirige dedicandola a questa strana sanguinaria famiglia, spersa nelle remote campagne americane, che non aspetta altro che poter trucidare un gruppo di giovani ragazzi, che guarda caso capitano in zona.
Bad_Blood
L’unica star degna di nota, e brava davvero è Piper Laurie, che si presta a questa pellicola, che non rappresenta niente nell’universo horror. Non ha pregi di regia, non ha una sceneggiatura fenomenale, non ha picchi di tensione. Insomma, una noia mortale dall’inizio alla fine, con l’aggravante di non avere neanche un appeal moderno. Si pesca da “Non aprite quella porta” in poi. più il poi che altro, purtroppo.

Però piacerà ai tanti che sognano di poter girare un horror, perchè qua tutti noi è come se vedessimo, il nostro sogno realizzato. Fare un film con pochi mezzi, poche idee e attori presi ad una festa del liceo.

DIARY OF THE DEAD

sab ,05/09/2009

diary-of-dead

Il penultimo film di Romero e primo di una nuova trilogia sugli zombi, sta per uscire finalmente in Italia. Diary of the Dead è una pellicola girata con lo stile del Cinema-Veritè, tanto caro alla nouvelle vague francese e al free-cinema inglese e che torna in questa pellicola con ambizioni e scopi di tutt’altro genere. Inizialmente, si vociferava che Romero avesse realizzato un opera sulla falsa riga di Blair Witch Project ma la visione del film allontana questa ipotesi. Il film che racconta le vicende di un gruppo di studenti di cinema che si trovano improvvisamente da un set di un film dell’orrore, nell’orrore reale di un attacco di morti viventi, è girato in soggettiva, con tutto quello che ne comporta.

Accenno brevemente ai vari problemi avuti con il film precedente, la Terra dei Morti Viventi, film che pur essendo visivamente e commercialmente molto forte, è stato motivo di stress e problemi per Romero che si è trovato, improvvisamente, a dover lottare con la major che lo produceva, per riuscire a fare il film in assoluta libertà. Per ovviare a questo problema, per lui fondamentale, questa nuova pellicola è stata girata in maniera indipendente, però…. niente attori famosi, niente budget alto, niente benefits che produzioni di un certo tipo possono portare a un film. Ovvero, per un bel pò si è pensato che questo film fosse pronto per uscire direttamente in DVD. Fortunatamente, per quanto la pellicola sia la più filosofica e teorica di tutti i film sugli zombies, fatti dal regista, è un bel film che merita la pena di essere visto.

Ovviamene ci sono scene gore, come è giusto e come ci aspettiamo doverosamente dai suoi film. Ci sono però tanti dialoghi e la tensione spesso fa fatica a venire a galla. Ma non posso non considerarlo un capitolo fondamentale di ogni buon amante del cinema degli zombies.

A L’INTERIEUR

mer ,02/09/2009

Questa pellicola non è per niente, un film semplice. Diretto da Alexandre Bustillo e Julien Maury, nel 2007, interpretato da Beatrice Dalle e Alysson Paradis, è un cupo racconto che potrebbe davvero inquietare le donne, in particolare. La protagonista, incinta, subisce un incidente in auto, ma ne esce fortunatamente viva, così come la sua prole, mentre il marito perisce in macchina. La troviamo, quindi, qualche tempo dopo, in una casa, a riposare. Ben presto, quello che sembrava un periodo di attesa prima del parto, si trasforma in un incubo, perchè una donna pazza e decisa a tutto, vuole quel bambino. E decide di averlo, ancor prima che venga partotito. E per averlo, decide di usare un paio di forbici molto grandi, e sulla sua strada, moriranno tutti quelli che tenteranno di bloccarla.

ALINTERIEUR

Fotografia tesa, cupa, tendente al rosso. Interpretazioni molto buone, una storia davvero angosciante e una paura primordiale che probabilmente le donne neanche lontanamente vorrebbero prendere in considerazione. Quella di vedersi strappare il feto, letteralmente dall’utero, così come preannuncia il titolo (all’interno…).

Le due protagoniste hanno vinto il premio per la recitazione al Sitges – Catalonian International Film Festival, e Beatrice Dalle ha bissato il premio a Los Angeles, con l’Annual Fangoria Chainsaw Awards.
Il film ha un altissimo tasso di scene gore e splatter, niente viene suggerito, tutto viene mostrato. E questo probabilmente è l’aspetto più inquietante ma al contempo stesso l’arma vincente di questo film francese. Si, perchè è proprio affrontando un tema, come quello del feto umano, del parto e della maternità a divenire, che finora era stato comunque, in un modo o nell’altro, rispettato dal cinema occidentale, che questo film riesce ad andare oltre, ponendo in questo senso, un’impronta indelebile. Così, come oltre trent’anni fa, fece Carpenter, decidendo di far uccidere una bambina, nel film Distretto 13. E procurandosi tanti problemi con la censura. Censura e suoi problemi, che questo film, con l’inaudita violenza che circola ormai incontrastata intorno a noi, sia in televisione sia nella realtà di tutti i giorni, non ha dovuto affrontare.

Per palati particolarmente forti.

Note sul genere asiatico SCUOLE INFESTATE 1°pt.

lun ,31/08/2009

Un genere molto fortunato in asia è il film che racconta di scuole infestate. A me viene subito in mente un classico degli anni novanta, “Hiruko, il goblin”.

hirukothegobling

Diretto dal grandissimo Shinya Tsukamoto, resta una pietra miliare del cinema giapponese dei fantasmi. Realizzato nel 1990, quando ancora il cinema horror asiatico, era poco diffuso da noi, racconta di un demone risvegliato da un professore di una scuola e che si impossessa del corpo di una giovane studentessa, seminando così nella scuola, quasi deserta a dire il vero, terrore e paura e cercando di uccidere i ragazzi, protagonisti della pellicola. Fotografia cupa, effetti speciali pre-computer graphics molto buoni, ironia, kitsch e dosi di demenzialità per un horror probabilmente più adatto a dei ragazzi che a persone che cercano risposte sulla vita nell’al di là. VEDETELO, VI PREGO!!!!! in Italia è edito!!!!

Ma i tempi e gli elementi caratterizzanti questa tematica horror sono ancora assenti in questa pellicola. Dobbiamo aspettare altre opere. A partire dalla quadrilogia di Whispering Corridors, meglio conosciuta come Yeogo goedam. Whispering Corridors, questo il titolo internazionale, è diretto da Ki-hyeong Park.
Il primo capitolo vede la luce nel 1998 e rappresenta una delle prime opere della Korea del sud, che vengono realizzate, dopo anni di militarismo e fortissima censura ai mezzi di comunicazione. Ecco che il film, nel suo piccolo, appare anche come una critica al conformismo e all’indottrinamento, che coinvolgeva anche la vita scolastica dei coreani. In questa opera seguimo le vicende, piuttosto complicate, a dire il vero, di una ragazza, che da studentessa è passata ad insegnare, nella scuola dove si svolgono i fatti. Brevemente: una sua ex compagna di classe, suicidatasi 9 anni prima, è tornata come fantasma e cerca una vendetta, e per fare questo oltre a uccidere qualche malcapitata, tra professoresse e studentesse varie, deve anche arrivare a possedere il corpo di una delle ragazze, dell’ultimo anno. Spetterà alla vecchia compagna di classe, ormai adulta, sconfiggere il fantasma.

whispering corridors

Trama a parte, il film ha buoni momenti di paura e ci piace tanto. Perchè a noi, piace da morire il cinema coreano!!!!. Però, al di là della poca oggettività con cui parliamo, ci sono spunti interessanti. Unico difetto, alcuni dilungamenti e un ritmo, talvolta lento. Un film che comunque va visto, nonostante i suoi 11 anni di anzianità…

Il film genera un sequel, accreditato solo nel titolo originale, ma che non ha altri collegamenti con il precedente capitolo. La storia stavolta segue le vicende della vendetta di un fantasma di una ragazzina, che aveva una relazione omosessuale con una compagna di classe, che aveva portato al suicidio una delle due a causa delle malevolenze e dell’odio di tutti per questa relazione contronatura.

Buon film con una tematica, quella omosessuale, sicuramente non facile per il 1999, anno della sua realizzazione. Diretto da Tae-Yong Kim e Kyu-Dong Min. Ottima la fotografia che nel 2001, ha ottenuto il premio per la migliore direzione allo Slamdance Film Festival di Park City, negli Stati Uniti.

whisihing stairs

wishing_stairs

Nel 2003 è la volta del terzo capitolo, Wishing Stairs. Diretto da Jae-yeon Yun, narra le vicende di un altra scuola. Stavolta, alla base di tutto ci sarebbe una leggenda, per la quale, se contando gli scalini che portano al dormitorio di una scuola, invece che gli usuali 28, contando ne salta fuori un 29esimo, si potrà esprimere un desiderio allo spirito che attenderà in cima alla scalinata. Oggetto dei desideri, poter entrare nel balletto russo per il quale due amiche per la pelle stanno facendo i provini, diventando così rivali. Da qua, cominciano i ripensamenti sull’amicizia e il desiderio di farsi fuori per accedere al balletto.

Voice Letter è il quarto capitolo della saga. Diretto da Choi Ik-hwan, già assistente alla regia nel primo della saga, narra le vicende di due amiche, unite anche dopo la morte di una delle due, che era un cantante all’interno di una scuola per sole ragazze. La sopravvissuta, riesce a sentirne la voce e insieme dovranno capire chi l’ha uccisa e perchè. Probabilmente il più maturo e interessante film della serie, girato nel 2005, riesce a coniugare in se gli aspetti horror dei precedenti capitoli, con una più elegante attenzione ai virtuosismi di camera ed una ottima fotografia. Anche le attrici protagoniste, al loro debutto sul grande schermo, se la sanno cavare molto bene. Tutto sommato, il film che vale la pena maggiormente cercare e vedere.

voice

Probabilmente questa serie di films ha davvero scritto la storia di questo particolare tema horror, che si sposa molto bene con le tematiche sui fantasmi tanto care alla cultura asiatica. E non è solo per i contenuti tipici del genere, a partire dal bisogno di giustizia che anima quasi sempre i fantasmi, nella loro ricerca della verità, giustizia che assume perentoriamente il tono e il valore di una vendetta, della quale non solo i malvagi e i colpevoli risultano vittime. Ci sono anche elementi visivi sempre più presenti e destinati a diventare portanti di una struttura visiva, così come è accaduto nel corso del tempo per tombe e obitori, seghe e lacci emostatici al cinema occidentale, quando negli ultimi anni ha fatto caro a sè, scrivendolo, l’universo di riferimento di zombies o di sadici assassini. In Asia, più lentamente e con minore violenza visiva, si stanno tracciando archetipi e segni visivi di un universo farcito di banchi da scuola, corridoi spettrali e tante scale, da salire, così come da scendere. Specchi e lavagna, quaderni e annuari scolastici, divengono elementi non solo decorativi e funzionali, ma piuttosto necessari a dare linfa ed alimentare questo filone horror.

FINE PRIMA PARTE.

ZOMBIELAND

sab ,29/08/2009

zombieland

Una divertente commedia horror interpretata da Woody Harrelson, diretta da Ruben Fleischer. Uscirà a ottobre in america. Ovviamente il tema è sempre quello…..zombie che infestano il mondo. Ma stavolta la novità (se ancora ce ne sono parlando di zombies…) è proprio zombieland…ovvero una camera mortuario trasformata in un parco giochi a tema zombie…..in un mondo ormai dominato dagli zombies, dove la gente deve solo sopravvivere…

THE MACHINE GIRL

gio ,27/08/2009

the-machine-girl

Non posso che scrivere una recensione entusiasta di “The Machine Girl”, essendo questo film, nella sua completa follia, la summa di tanto cinema giapponese splatter e gore. Scusate l’entusiasmo, ma avrò visto almeno tre o quattro volte questa pellicola e tutte le volte la trovo troppo divertente. La trama? beh…niente di più banale… una ragazzina perde il fratello a causa di una banda di mafiosi, allora tenta di vendicarsi ma viene ferita e perde un braccio. Tutto qua? no, per niente. Ancora più incazzata di prima, conosce una coppia un pò strana che costruisce un braccio fucile e glielo applicano sull’arto mancante. Nasce La ragazza-arma, che completerà la sua vendetta. Il tutto, ma davvero tutto, servito su un piatto pieno di scene splatter e gore, con decine di morti (e che morti orribili che fanno…) e con tanto humor e genialità da farne un flm che NON POTETE E NON DOVETE MANCARE DI VEDERE.

scena da machine girl

Fotografia pulita, nitida, con una buona resa sia negli ambienti chiusi che aperti, molti virtuosismi della camera, riprese da angolazioni strane, costruzioni di scene sempre diverse e mai noiose, personaggi sopra le righe, con la protagonista che si trasforma, senza tanti indugi, dalla liceale tanto innocente quanto perciò sessualmente “preda” ad una truculenta e violentissima assassina. Favoloso!!!!

Diretto nel 2008 da Noboru Iguchi, il film è oltretutto un velato omaggio a Kill Bill, alla Casa di Sam Raimi, a Lucio Fulci e Antonio Margheriti. Perchè? beh…ci sono diverse scene che citano senza tanti sotterfugi, alcune memorabili scene dai loro film (quella villa accanto al cimitero e Apocalypse Domani, per esempio). DEL FILM ESISTE UNA VERSIONE IN INGLESE, CHE è PERFETTAMENTE CAPIBILE, ESSENDO UN INGLESE SCOLASTICO, PROBABILMENTE DOPPIATO DAI GIAPPONESI STESSI.

Per favore andatelo a vedere. Nel 2009 è nato un cortometraggio, diretto ancora da Noboru Iguchi, spin off di questa meravigliosa pellicola e si chiama Shyness Machine Girl.

THE ZOMBIE DIARIES

mar ,25/08/2009

zombies diaries zombies diaries

Arriva dall’Inghilterra, questo film di zombies. Diretto da Michael Bartlett e Kevin Gates nel 2006, con Russell Jones e Craig Stovin, Zombies Diaries è una pellicola senza infamia ne lodi particolari. Beh..sicuramente ogni qual volta un film di zombies viene realizzato fuori dal territorio americano c’è sicuramente un interesse maggiore, perchè la visione europea spesso si è discostata da quella americana, regalandoci varianti quanto meno più interessanti e con un certo livello di profondità (ovviamente il tutto diluito, come non può che essere, parlando di un horror) che permette caratterizzazioni di personaggi o possibilità di riflessioni e spunti piuttosto originali. L’Inghilterra, però è la patria di alcuni dei film su zombies del decennio che sta per finire, tra i più importanti e difficilmente dimenticabili: per cui ogni opera che tratta il soggetto si troverà sempre a scontrarsi con “L’alba dei morti dementi” e sopratutto con il nero “28 giorni dopo”. E per quanto diversi tra loro, questi due film sono tra i migliori nel loro genere.

Ora, per l’appunto questa opera non è che brilli proprio per originalità.. e già con il titolo va a scontrarsi con il re degli zombies, George Romero, che ha diretto ultimamente Diary of the dead. Inoltre, se no bastasse, come si evince anche dai provini qua allegati, il film sfrutta una trovata a tutto il pubblico nota da anni, ovvero il meccanismo di riprese documetaristiche digitali di Blair Witch Project, con una situazione molto simile. Quindi capirete subito come gli sceneggiatori e i registi del film non si siano preoccupati minimamente di andare ad intaccare la memoria degli spettatori e far partire la pietra del paragone, che potrebbe però rivelarsi fatale per questa pellicola…

Il film si apre con un prologo, dei militari nella campagna stanno cacciando qualcosa o qualcuno, poi un paio di virologi con maschere e guanti prendono dei campioni di tessuto da un cadavere in stato di decomposizione. Arrivano i titoli di testa e poi il primo giorno del diario viene mostrato sotto forma di documentario che tramite giornalisti e telegiornali comincia a raccontare l’arrivo di un virus sconosciuto che però potrebbe trasformare il volto del pianeta stesso. Da questo momento seguimo l’evoluzione dei virus, sempre per mezzo di una telecamera che riprende a braccio, con il punto di vista soggettivo di uno dei protagonisti. Protagonisti che si alternano in tre diversi gruppi e che alla fine confluiscono in un unico filone narrativo, che cela una storia di orrore dentro l’orrore (ovvero uno dei protagonisti è un folle assassino..)

Alla resa dei conti, un film che ha degli spunti narrativi interessanti, ma che probabilmente per la scelta di un linguaggio filmico, stile finot-documentario, tende ad annoiare. Non lo consiglio a chi ha amato 28 Giorni Dopo e Diary of the Dead.

AUTOMATON TRANSFUSION

ven ,21/08/2009

automaton transfusion

Un piccolo film, che si apre con una soggettiva da dentro un loculo di un obitorio. Un ragazzo, che trasporta un morto in barella fino all’obitorio; un morto che tra l’altro, sta ancora sanguinando in maniera abbondante e ciò provoca il vomito al ragazzo. E il medico dell’obitorio che deve chiuderlo dentro il loculo. Un ellissi temporale e vediamo di nuovo il ragazzo, solo nell’obitorio, che sta pulendo per terra. Poi d’improvviso dei colpi dal loculo, e ovviamente lui che si avvicina impaurito, fino ad aprire il loculo. E vai! il cadavere lo assale e lo risucchia dentro il loculo uccidendolo.Per inciso, tutto con grande spreco di sangue e parti del corpo squartate…

Ecco l’incipit di questo film americano del 2006, scritto e diretto da Steven C. Miller, opera prima, di questo regista che ha esordito prima con un backstage su “Frankestein Reborn”. Sulle prime, la pellicola è molto disturbante e si apre con una focalizzazione su alcuni dei protagonisti, e verrebbe da dire: ecco! di nuovo! il solito gruppetto di adolescenti pruriginosi di sesso, droga e rock’n'roll che faranno una brutta fine, ma solo che il regista fin dalle prime battute e senza tante spiegazioni, fa assalire i ragazzi e le loro famiglie da zombies, sparsi qua e la per la piccola cittadina americana. Ben presto, la situazione peggiora e i protagonisti si vedono costratti a difendersi e combattere questi orribili mostri. Dietro tutto questo, un complotto militare… A dare lustro a questo film ci si mettono gli effetti speciali, dei quali la pellicola non lesina minimamente, regalandoci scene splatter, con continui squartamenti, smembramenti, sbudellamenti e tutta la serie infinita di morti possibili che si possono immaginare quando si parla di morti viventi.

Questo è un buon esempio di cinema sugli zombies, con rimandi citazionistici ad alcune opere, dalla trilogia di Romero al “Ritorno dei morti viventi” di Dan O’Bannon e anche volendo, al cinema italiano di Fulci e Mattei, particolarmente, con riferimento a certe scene di squartamenti che devono essere state influenzate dalla visione di opere come “virus” o “l’aldilà”. DA VEDERE ASSOLUTAMENTE!!!!!!

Una curiosità: è in lavorazione il sequel, dal titolo provvisorio di Automaton Transfusion: Contingency.

SHADOW: DEAD RIOT

dom ,16/08/2009

shadow dead riot

Nel 2006, Derek Wan, un direttore della fotografia che ha lavorato in molte produzioni da metà degli anni ottanta, ha diretto questo film talmente assurdo da risultare assolutamente imperdibile. Omaggio a una miriade di generi di serie B degli anni settanta, si va dal kung-fu per arrivare al genere sexy delle “Women in Prison”, dove si mette insieme un velato lesbismo accompagnato dal sadismo, da minacce e tanti corpi sexy (come se la maggior parte delle prigioniere fossero ex-modelle…) e dopo aver mescolato tutto ecco un bel filmetto da drive-in.

Sceneggiato da Micheal Gingold, un editor di Fangoria, il film (che proprio nella sceneggiatura trova la sua carenza principale) è un concentrato di scene gore e splatter molto interessanti. La trama è tanto semplice quanto realistica…….. Un condannato a morte, interpretato da Tony Todd (candyman) invoca un rituale strano e riesce a morire poco prima di essere giustiziato, esplodendo e inondando tutti i guardiani del carcere di sangue. Il rituale porta a trasformare questi poveretti in zombies… ma alla fine la situazione verrà sedata. Molti anni dopo nello stesso carcere, divenuto ora un centro di correzione femminile, basta poco e la maledizione torna a farsi presente…con nuova carneficina e una protagonista, Carla Greene che deve affrontare l’inaffrontabile…

Ottimo dispiego di effetti speciali e trucco, scene molto raccapriccianti, tra cui una dedicata ad un parto che è davvero molto forte, il film resta però un opera non del tutto riuscita. Colpa sicuramente della sceneggiatura, realizzata da un bravo editor di riviste horror ma purtroppo inesperto sceneggiatore, alle prime armi. Fatta eccezione per questa pecca, il film è godibile. C’è talmente tanta roba peggiore a giro che guardarlo non farà male a nessuno.

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